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La libertà di stampa in Italia e nel mondo

Oggi è la giornata mondiale per la libertà di stampa e no, non avevo intenzione di farci un articolo.
Mi sono poi però messa a riflettere sul fatto che in molti Paesi del mondo ancora oggi questa libertà non è garantita. Anzi. In molti Paesi del mondo esprimere la propria opinione, tanto più se attraverso i mezzi di comunicazione, si configura come reato.
Esistono poi Paesi in cui la macchina della censura si sviluppa in una via di mezzo. In altri ancora, quella che dovrebbe essere una libertà fondamentale e un diritto a tutela del libero pensiero, assume le forme di un meccanismo perverso e distorto.

La libertà di stampa nel mondo

Certo, censura e violazione della libertà di stampa non sono concetti sconosciuti e tanto meno hanno bisogno di essere spiegati per mezzo di esempi. A volte, però, può capitare che perdiamo di vista il fatto che si stia parlando di realtà ancora oggi ben presenti all’interno dello scenario mondiale.
È forse necessario ricordare della pesante e opprimente dittatura in Nord Corea? Non si può però non ricordare Jamal Khashogg, ucciso a nel consolato d’Arabia Saudita a Istanbul nell’ottobre 2018.
Tenere d’occhio il sito e le pagine social di Amnesty International può certamente aiutare a riflettere su questi temi e tenerci aggiornati sulle situazioni più preoccupanti a livello internazionale.

La libertà di stampa in Italia

Ho prima accennato al fatto che esistano delle vie di mezzo della censura. Mi spiego: non è necessario arrivare ai casi sauditi o nordcoreani per vedere applicata forma di coercizione nei confronti del libero pensiero.
Era il 2016, per esempio, quando Vittorio Sgarbi denunciava pubblicamente la censura operata nei confronti di un suo testo che avrebbe dovuto comparire all’interno del Calendario dei Vigili del Fuoco 2017. Censura disposta, per vie più o meno ufficiali, dall’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

SGARBI E LA DENUNCIA DI CENSURA

Un altro esempio (sebbene forse più superficiale) riguarda le scelte di doppiaggio di cartoni animati (anime) quali l’amatissimo Sailor Moon.
Quando, negli anni Novanta, venne portato in Italia l’adattamento anime della serie, la stessa passò dell’essere considerata di intrattenimento per adulti a un cartone per bambini. Si decise, allora, di trasformare tutti i personaggi omosessuali presenti in modo da camuffarne l’identità. Sailor Uranus e Sailor Netpune divennero così cugine, Zachar e Occhio di Pesce, invece, vennero abilmente trasformati in donne. In entrambi i casi ci fu un conseguente taglio di diverse scene presenti nell’originale.
Beh, erano gli anni novanta, direte voi. Ebbene, nel 2016 è stata rilasciata una rielaborazione, più fedele all’originale manga, della stessa serie animata. E indovinate un po’? Nella sua trasposizione italiana sono stati commessi gli stessi abusi di censura.
Il nostro non è certo un Paese al pari dello Yemen, dell’Eritrea, della Libia e nemmeno del Venezuela ma si tratta di tante piccole cose, tanti piccoli aspetti che vanno a costruire lo scenario di un’Italia in cui la tanto inneggiata libertà di stampa e la tanto temuta censura (si veda, a tal proposito, il ventennio fascista) non hanno ancora rispettivamente raggiunto gli auspicabili livelli che si ritrovano nei Paesi di epoca moderna.

2020 World Press Freedom Index

Secondo Reporter senza frontiere (Reporters sans frontières), l’Italia si trova oggi solo al 41esimo posto nella classifica dei Paesi in cui vige la libertà di stampa.
Se al primo posto troviamo Norvegia e Finlandia, noi siamo anticipati dalla Repubblica Ceca e seguita dalla Corea del Sud. Per intenderci, ci troviamo in quel gruppo di Paesi evidenziati in giallo, nel planisfero qui sotto.
Chiudono la lista Turkmenistan e Nord Corea.

L'autrice Veronica Rosazza Prin ci parla di come l'Italia si classifichi 41esima nella classifica dei Paesi in cui vige la libertà di stampa

La libertà di stampa e l’etica della comunicazione

Mi trovo infine a riflettere sull’ultimo dei punti che ho anticipato all’inizio. È possibile che la libertà di stampa e la cugina libertà di pensiero vengono tirate in causa a sproposito per giustificare un ingiustificabile e dubbio diritto a dire e fare tutto ciò che si desidera, senza preoccuparsi delle conseguenze?
Penso dunque al 2015 e all’attentato a Charlie Hebdo. Può la parola satira legittimare tutto e tutti?

È, la satira, una di quelle cose che non ho mai compreso e, forse per questo, mai condiviso. Si può fare satira su tutto? Solo sulla politica? Sulla religione? Sul vicino di casa? Sulla morte?
Qual è il confine tra diritto di parola, di pensiero, di stampa e il buon gusto di tacere?
Non mi tirerò indietro sul mio #jesuischarlie di allora, sia ben chiaro. Nulla al mondo giustifica in alcun modo la violenza. Sto solo ragionando apertamente sulla possibilità che un’eventuale limitazione, o per meglio dire controllo, su alcuni aspetti di questi diritti fondamentali e sacrosanti possa accorrere in soccorso qualora il buongusto e il buon senso, l’etica e la coscienza di persone, artisti e giornalisti non siano sufficienti a spingere questi ultimi a frenarsi autonomamente.
Cambiamo soggetto pur rimanendo sul discusso Charlie Hebdo. Se prendere in giro le vittime della Valanga di Rigopiano si può considerare satira, cosa ci ferma dal prendere in giro le vittime della Shoah? In entrambi i casi, riterrei opportuno che venissero presi provvedimenti nei confronti di chi, senza rispetto e senza capacità di autocritica, ha tolto, a mezzo stampa, la dignità che spetta alle vittime delle due rispettive tragedie (per nulla assimilabili, ovviamente, per tragicità e numeri).

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione – Art. 21 Cost.

Così, in questa giornata fondamentale per ogni Paese che si rispetti, ho voluto esplorare gli aspetti collaterali di uno dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. Non avevo certamente la pretesa di trovare delle risposte, e ho mantenuto la promessa.

Proviamo solo a riflettere quale sia l’ipotesi migliore, a nostro avviso, per conciliare la nostra libertà con la libertà altrui. Se tutti noi opereremo in coscienza, sono certa che nulla di male potrà essere fatto: n’è contro il prossimo, n’è contro la libertà di stampa.

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