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George Floyd: le letture sul razzismo

Lo scorso 25 maggio, a Minneapolis (Minnesota), un uomo di 46 anni di nome George Floyd è stato ucciso in mezzo alla strada da Derek Chauvin, poliziotto. Fermato per aver pagato un negoziante con una banconota falsa da 20$, Floyd è morto soffocato, schiacciato a terra, con il ginocchio di Chauvin piantato sul collo.

Questo terrificante episodio (documentato dai passanti attraverso video-dirette Facebook) ha provocato lo sconcerto e l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale. Le proteste negli Stati Uniti ancora non accennano a calare d’intensità e molte persone si trovano ora alla ricerca di libri da leggere sul fondamentale argomento razzismo.

Letture sul razzismo

Oltre alle pesanti manifestazioni statunitensi*, la morte di George Floyd ha scatenato un interesse pressante anche in Italia. Dagli attacchi ai Ferragnez da parte di persone che – chissà per quale motivo – ritengono fondamentale che la coppia si esprima sull’omicidio, alla persone comuni che tentano di esplorare la questione attraverso le loro passioni.
Non per nulla, Instagram è stato invaso, negli ultimi giorni, da post di letture consigliate e da richieste di aiuto nel scegliere il testo migliore.

Ecco dunque che anche io ho deciso di dire la mia.
Non sul “caso” Floyd (su cui ogni parola sembra già di per sé essere superflua), ma sui libri in tema di razzismo che consiglio/sconsiglio. Non parlerò di romanzi, ma di saggi.

Contro il razzismo. Quattro ragionamenti

Il primo volume di cui andrò a parlare di intitola Contro il razzismo. Quattro ragionamenti, a cura del professor Marco Aime. Si tratta di una raccolta di quattro saggi, scritti dai professori Guido Barbujani, Marco Aime, Federico Faloppa e dalla professoressa Clelia Bartoli.

Il professor Barbujani (genetista) spiega in Invece della razza per quale motivo il concetto di, appunto, razza non trovi alcun fondamento scientifico all’interno della specie umana.
Aime (antropologo) riflette, in Si dice cultura, si pensa razza, su come i “nuovi razzisti” abbiano sviluppato nuove teorie per giustificare la loro avversione per il diverso.
Nel saggio Per un linguaggio non razzista, Federico Faloppa (linguista) spiega come il linguaggio affligga la nostra lingua e la percezione che abbiamo del prossimo, influenzando i nostri atteggiamenti razzisti.
Infine, la professoressa Clelia Bartoli analizza il diritto e la situazione contemporanea nel nostro Paese per spiegare la situazioni dei migranti.

Il mio voto? Negativo. L’unico di questi saggi, infatti, che mi ha convinta davvero del tutto è stato quello della Bartoli. Certo, anche quello di Barbujani è stato molto interessante, ma forse per la semplicità espositiva o forse per la vicinanza a ciascuno di noi dei temi trattati, Bartoli è stata davvero l’unica ad avermi colpita.

Lungi da me muovere una critica qualificata a chiunque di questi stimati esperti (ma non è forse l’opinione di noi altri poveri ignoranti quella maggiormente qualificata a giudicare la capacità di un professore?), ma le tesi esposte da Aime mi hanno lasciata molto perplessa. Dubbi che lo stesso professore ha in parte dipanato: è stato mio insegnante durante gli anni della magistrale e ho potuto inserire una di queste sue delucidazioni nella mia tesi di laurea. Tuttavia, la definizione dei “nuovi razzisti” continua a sembrarmi poco calzante.

La trattazione che più di tutte mi ha lasciata (passatemi il termine) sconvolta è stata quella di Faloppa. Se l’idea di analizzare l’influenza del linguaggio sugli atteggiamenti razzisti mi risulta molto interessante (ne ho fatto poi io stessa l’oggetto della mia tesi), il suo saggio mi ha delusa. Molto. Non mi sembra avere alcun tipo di approccio scientifico, dal momento che per la maggior parte del tempo il professor Faloppa si dilunga in una arringa “noi” (i cosiddetti buonisti) e “loro” (i cattivisti).

Si è “buonisti” perché si chiedono corridoi umani? Perché si dice che la situazione nei “campi” rom è insopportabile? Perché si chiede che la cittadinanza italiana deve essere data a chi è nato e cresciuto in Italia? No, non è buonismo chiedere che la legge sia uguale per tutti, pretendere il rispetto dei diritti umani, sbugiardare le balle di tanta informazione.

Federico Faloppa, Per un linguaggio non razzista in Contro il razzismo, M. Aime. Einaudi, 2016, p. 102.

Insomma, mi sembra una trattazione molto sulla difensiva, scarsamente supportata da argomentazioni che vadano oltre il semplice “non siamo noi i cattivi”.

Breve storia del razzismo

Se la raccolta di Marco Aime non mi ha neanche lontanamente convinta, Breve storia del razzismo. Teorie e pratiche della discriminazione razziale dal medioevo a oggi di George Fredrickson mi ha rapita.

Un piccolo libricino più voluminoso nei contenuti che nelle dimensioni, che propone un viaggio attraverso la vita del pensiero razzista. Pensiero non nato nell’antichità, ma una produzione moderna, fatta risalire al concetto di limpieza de sangre della Spagna del Sedicesimo secolo, alla discriminazione ebraica prima ancora che a quella nei confronti degli africani.

Chi, come me, viene dalla provincia di Biella (o magari dal Piemonte in generale) non può non conoscere la bellissima Madonna Nera di Oropa. Vi siete mai chiesti perché la Regina del Monte sia nera, sulle nostre Alpi? La risposta si trova nel manualetto storico-scientifico di Frederickson.

Basandosi sulle testimonianze scritturali secondo cui il primo non-ebreo convertito al cristianesimo fu un eunuco etiope, coloro che erano impegnati nella diffusione del Vangelo onoravano i convertiti neri come la testimonianza vivente dell’universalità della loro fede.

George Frederickson, Breve storia del razzismo. Donzelli Editore, 2016, pp. 14,15.

Movimento che portava in sé solo un piccolo problema: se, infatti, la conversione era sufficiente per riscattare l’anima di un “inferiore”, gli europei “superiori” sarebbero presto rimasti senza schiavi. Ed ecco che ci si ricollega alla limpieza de sangre: non puoi riscattare la tua anima se la tua impurità rimane insita non tanto nella tua fede quanto nel tuo sangue.

Il mio consiglio

Non posso in alcun modo sconsigliare di leggere Contro il razzismo: innanzitutto, è mia ferma convinzione che non ci sia modo migliore per farsi un’opinione di formarsela da soli. In secondo luogo, anche se la lettura dovesse deludere voi quanto ha deluso me, vi aiuterà a ragione su questi argomenti tanto fondamentali.

Sicuramente, però, consiglio con tutta me stessa di leggere Frederickson, per comprendere davvero le radici di questo “movimento”, che, una volta di più, sta piegando il mondo.

Link utili

Contro il razzismo
Breve storia del razzismo

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