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OMG I met JESUS!

Ebbene sì, la persona che ho incontrato e che ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla vita e alle persone altri non è che Gesù!
No… Non in senso religioso. Più in senso teatrale!

La fine del 2018 è stata un periodo disastroso per me (come buona parte del 2019, tra l’altro). Vivevo in un appartamento bellissimo a Genova, con tre coinquiline che mi rendevano al vita poco semplice: una era una pazza proveniente dalla Russia, una era una nazivegan delle mie parti e l’altra un’amica che ha preso a non rivolgermi più la parola – Dio solo sa perché, per rimanere in tema.
Dopo tre mesi di ansia, attacchi di panico, pasti saltati e notti insonni, ho deciso di tornarmene a Biella, ma prima mi sarei fatta un regalo.

Era in città Jesus Christ Sueperstar, il bellissimo musical di Andrew Lloyd Webber e nel cast era presente niente meno che Ted Neeley, il Gesù del film 1973.

La battuta è quasi scontata: dopo 50 anni passati a interpretare il ruolo di Gesù, Ted Neeley si è calato talmente bene nella parte da credersi Gesù per davvero.
Sì, la battuta non fa ridere… Ma contiene, sotto sotto, un fondo di verità.

Non avevo mai conosciuto qualcuno così in grado di ispirarti a essere la migliore versione di te stesso. E non credo neanche ci abbia provato!

Ecco com’è andata con Ted – Gesù – Neeley

Ero da sola, nella hall del teatro, in attesa dell’entrata in sala. Ma uff, il telefono non prende.
Vedo dunque una maschera dall’aspetto eccentrico ma gentile e decido di avvicinarmi.

V- “Scusi, mi può dare la password del Wi-Fi?”
M- “Tesoro non funziona! Mi spiace!
V- “Ah ok… Peccato! Grazie.”
M- “Maffigurati! Vieni spesso qui?”
V- “No, è la prima volta. È molto bello. E poi questo è il musical preferito”
M- “Davvero?! Sai che il protagonista, quello che fa Gesù, dopo viene fuori a salutare i fan?”

Ecco dunque spiegato anche chi è l’autrice delle fotografie che mi ritraggono in compagnia del cast.

Beh, lo spettacolo finisce e mi ritrovo insieme a una cinquantina di persone in attesa del mitico Gesù, sorprendente a 70 anni suonati.
Salutiamo Pilato. Baciamo Giuda. Ridiamo insieme a San Pietro e balliamo con Erode. Passano Ballerino #1 e Ballerina #5 ma di Gesù non c’è traccia.
Erano le 2 del mattino passate quando finalmente si fa vedere.

Incredibilmente basso (si evince bene dalla foto, vicino a me) ma con una presenza indiscutibilmente importante.
Vedo tutti i miei compagni di nottata piangere, mano mano che si avvicinano a Ted, e penso “Wow, questi sì che sono dei veri fan!”.

Solo quando è stato il mio turno ho capito che essere fan o meno non aveva assolutamente alcuna importanza. Perché ho pianto anche io.
Non chiedetemi perché, perché non ne ho idea. So solo che quel signore anziano, bassino e con pochi capelli mal tinti, con la barba anni Settanta e gli occhi blu, mi ha emozionata.

Mi ha preso le mani nelle sue, mi ha chiesto come mi chiamassi e se avesse per caso sbagliato qualche parola delle canzoni durante l’esibizione. E io piangevo.

I don’t know why he moves me

Cosa ci vogliamo fare… sarò una tenerona? Può darsi.

Oppure la calma, la pace e la tranquillità di quell’uomo comunicano davvero qualcosa. Ti avvolgono e ti abbracciano, lasciandoti senza fiato ma con tutto il viso bagnato.
Ti fanno capire che non hai spazio nella tua vita per qualcosa di diverso e ti fanno desiderare di poter essere anche tu a fare questo regalo al mondo.

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