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Come volano le api

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Come volano le api, di Chiara Castello

Il mio voto: 5 of 5 stars

Una distopia ucronica che non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori. Come volano le api è un romanzo breve ma ricco di significati, di messaggi e di abilità letteraria.

Come volano le api: cominciamo dalla trama

In quel che rimane di un’Italia post pandemica (non è COVID, ma cominciamo con i riferimenti all’attualità), una giovane donna di nome Carla inizia a lavorare a “La Riserva”, una società privata che ha trovato fortuna sulle spalle delle difficoltà economiche e sociali.
Il secondo monito per il lettore arriva proprio ora: come ricorda Castello, panem et circenses, in pieno stile distopico. A La Riserva è infatti possibile pagare […]

Lo stile di scrittura è eccelso (ne parlerò meglio nei prossimi paragrafi) e denota tutta la competenza dell’autrice, che oltre ad avere precedente esperienza editoriale è anche linguista.
L’intreccio di trama è indubbiamente interessante e spinge da subito il lettore a interrogarsi sullo sviluppo della storia e su quale potrebbe essere un possibile finale per la stessa.

Influenze

Come detto in apertura, questo romanzo è un racconto distopico e, come tale, risponde a determinate caratteristiche ed esigenze. […]

Stile

“Come volano le api” è un flusso di pensiero. Continuo e confusivo, come il flusso di pensiero dovrebbe essere. Il narratore è unico (view spoiler) ed esprime, con l’avanzamento del racconto, la sua stessa evoluzione.
Se l’intento dichiarato all’inizio del romanzo è quello di utilizzare la terza persona singolare per riferirsi a ciò che accade al narratore stesso, pian piano questo voto viene meno, fino ad annullarsi del tutto negli ultimi capitoli. Al culmine del racconto, infatti, non ci può più essere spazio per un auto-estraniamento dai fatti narrati: il narratore (e il lettore) divengono un tutt’uno con la storia.

Consigliato!

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Scrittrice made in Biella, con tante passioni ma troppa fifa e troppo poco tempo. Hufflepuff di diritto, semi cantante, aspirante qualcuno.
Ho una penna e non ho paura di usarla.

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